Progetto “Accoglienza”
Casa circondariale di Milano - San Vittore
Da
www.leduecitta.com
Rivista dell’amministrazione penitenziaria – DAP - Marzo 2005
Con il Progetto “Accoglienza” gli istituti San Vittore e Lo
Russo-Cutugno intendono rafforzare il delicato servizio “nuovi giunti” e
l’intervento scolastico per una migliore qualità della vita del detenuto
Il Progetto “Accoglienza”, attivato nella casa
circondariale di Milano San Vittore, è rivolto a rafforzare gli interventi già
previsti dal servizio “nuovi giunti”. Il servizio, attivato dal 1987, è rivolto
a coloro che, indipendentemente dalla posizione giuridica e da precorse
carcerazioni, fanno ingresso in carcere. Il Progetto “Accoglienza” ha
l’obiettivo di mettere in atto azioni positive che possano migliorare la
qualità
della vita e della permanenza in carcere. *** Il servizio nuovi giunti,
istituito nel 1987, è rivolto a un momento critico della carcerazione:
l’ingresso in carcere ha, infatti, un impatto di alto spessore emotivo su tutte
le persone che solcano le porte della prigione, e, in particolare, per soggetti
instabili e con disagi sul piano personale e psicologico. I comportamenti
autoaggressivi, fino ad arrivare al gesto estremo del suicidio, raggiungono
indici preoccupanti, soprattutto nella prima fase di detenzione. L’arresto e la
carcerazione amplificano i problemi personali (difficoltà relazionali con il
proprio nucleo familiare, conseguenze negative sul versante del lavoro), con un
sovraccarico di tensioni emotive legate al contesto carcerario. In questi anni
si è operato con la consapevolezza che se non risulta possibile eliminare il
peso emotivo del carcere, certamente è possibile lavorare perché “si riduca il
danno”. Questa delicata operazione ha visto coinvolti sia operatori penitenziari
sia, ed in modo consistente, il mondo del privato sociale, che da anni promuove
azioni di sostegno in questo istituto. Il progetto “Accoglienza” incentra la sua
attenzione sui detenuti “nuovi giunti” e si pone come obiettivi di mettere in
atto azioni positive che possano migliorare la qualità della vita e della
permanenza in carcere. Ingresso detenuto, nuovo giunto Nella fascia oraria
18.00/7.00, in cui la cucina detenuti risulta non funzionante, il personale
della cucina provvederà, giornalmente, a preparare “sacchetti da viaggio”
(acqua, pane, frutta non deperibile, formaggini: comunque generi alimentari di
lunga conservazione) da consegnare in numero adeguato (non meno di 20 pezzi alla
sezione maschile ed il martedì 30, salvo diverse indicazioni del responsabile
dell’Ufficio Matricola), all’Ufficio Matricola, che avrà cura di distribuirlo ai
detenuti nuovi giunti. Resta inteso che il personale della cucina, giornalmente,
provvederà inoltre al ricambio dei generi alimentari deperiti (pane). A tutti i
detenuti che fanno ingresso a San Vittore, a cura del personale addetto al
magazzino, verrà consegnato tutto il materiale di casermaggio previsto: copia
della distinta, opportunamente compilata nelle sue parti, verrà allegata al
cartellino che segue il detenuto nel suo percorso detentivo. La stessa distinta
potrà essere utilizzata al momento della dimissione o del trasferimento
dall’Istituto per controllare, sotto la diretta responsabilità dell’ispettore di
sorveglianza, che avvenga la corretta riconsegna da parte dello stesso del
materiale a lui assegnato. Nel turno notturno si raccomanda che sia approntata
una riserva di 30 confezioni a cui il personale operante nella notte potrà
ricorrere all’occorrenza. Inoltre a tutti i detenuti verrà consegnato,
unitamente al materiale di casermaggio, sempre dal personale addetto, il “kit di
sopravvivenza “, che le associazioni “City Angels” e “Incontro e Presenza”
faranno pervenire al magazzino/detenuti con cadenza mensile/quindicinale ed in
numero adeguato, ricevendo apposita distinta. Inoltre si dispone che i detenuti
nuovi giunti, salvo diversa indicazione del medico, possano effettuare la doccia
in reparto. Per i detenuti che entrano nella fascia oraria 24.00/7.00, i capi
reparto avranno cura di consentire loro la effettuazione della doccia alla
ripresa delle attività mattutine. Si da incarico all’ispettore di sorveglianza
di controllare che si rispetti puntualmente quanto sopra disposto. Presidio
socio-assistenziale Dal 1 settembre 2003 si istituisce il presidio socio –
assistenziale, che affiancherà gli operatori del servizio “Nuovi giunti” e vedrà
la partecipazione delle associazioni di volontariato presenti in carcere “Sesta
Opera”, “Incontro e Presenza”, che operano nel settore del sostegno morale e
materiale di detenuti disagiati e “City Angels”, attivi nell’area della
emergenza, con particolare riferimento al mondo degli stranieri). In più, il
servizio, in una prospettiva di progressivo coinvolgimento in compiti di
animazione ed assistenza (art. 71 reg. esec.), si avvarrà della cooperazione dei
detenuti già inseriti all’interno del “progetto dignità” (associazione Incontro
e Presenza) per quanto concerne la distribuzione del vestiario. Si tratta di un
presidio permanente, un centro di ascolto, gestito dai volontari delle
associazioni, che già operano a San Vittore. L’obiettivo è quello di rispondere
alle mille emergenze di cui sono portatori i nuovi giunti, piccoli o grandi
bisogni che si ingigantiscono pericolosamente nella grande cassa di risonanza
che è il carcere ed al bisogno di essere ascoltati, una sorta di “luogo della
compassione e comprensione ed anche di informazione”. L’intervento si orienta a:
• Sostegno morale • Interventi collegati a problemi d’ordine familiare
(comunicazione a familiari) o alloggiativi (indumenti, animali lasciati a casa,
controllo luce gas, pagamento bollette) o personali (ritiro pensione, pratiche
di invalidità sospese, ecc.) o esigenze di ordine economico o lavorativo
(rapporti con il datore di lavoro, ecc.) • Bisogni materiali e di prima
necessità (vestiario, materiale igienico, ecc.) Modalità organizzative del
servizio Una copia del mattinale verrà consegnata giornalmente dall’Ispettore di
sorveglianza all’operatore del servizio. Si dispone perciò che il responsabile
dell’Ufficio ubicazione (sezione maschile) faccia pervenire una copia in più del
mattinale alla rotonda. Per la sezione femminile gli operatori faranno
riferimento al capo reparto o a chi ne fa le veci. Tutti i detenuti nuovi giunti
(si escludono i provenienti da altri istituti, salvo casi eccezionali) sono i
destinatari di questo intervento: gli operatori del presidio debbono perciò
essere messi in condizione di effettuare colloqui con tutti i detenuti nuovi
giunti, anche ricorrendo all’apporto professionale dei mediatori
linguistico-culturali dei “City Angels”. I colloqui avverranno nei reparti, ove
sono ubicati i detenuti nuovi giunti, presso lo spazio colloqui della sezione
maschile e femminile. Nel caso l’operatore, poi, ravvisi il bisogno di
vestiario, ne segnalerà il nominativo ai detenuti del “progetto dignità”, i
quali annoteranno l’intervento su un apposito registro. Il servizio sarà attivo
tutti i giorni della settimana in fasce orarie prestabilite (8.00/10.00 e
17.00/19.30). Nel caso in cui l’operatore ravvisi la necessità o l’opportunità
di un particolare o tempestivo intervento, potrà segnalare il caso o alla
direzione o all’Ispettore di sorveglianza o all’ufficio educatori. Si
raccomanda, infine, che gli operatori del presidio, nella loro azione di
sostegno, si muovano nel rispetto della persona e in accordo con le norme
penitenziarie e in stretto contatto con gli operatori penitenziari. Progetto
“Accoglienza” – casa circondariale di Torino lo russo-Cutugno Il Progetto
“Accoglienza”, elaborato dall’Area Trattamentale della C.C. “Lo russo - Cutugno”
insieme ai docenti del Centro Territoriale Permanente, che operano all’interno
dell’Istituto, è stato attivato per la prima volta per l’anno scolastico
2003-2004 e confermato per l’anno 2005. Se esaminiamo la consolidata tradizione
di lavoro delle Scuole che operano negli Istituti Penitenziari, in genere
notiamo come, fin dall’inizio dell’anno scolastico, si verifichi l’avvio dell’
intervento didattico, il quale prevede, a conclusione di un ciclo temporale in
genere annuale, il riconoscimento – attraverso certificazioni e licenze – dei
percorsi intrapresi. L’intervento didattico “classico” viene promosso per
svolgere un percorso di insegnamento-apprendimento, rivolto ad un numero di
allievi proporzionato alle finalità dello stesso percorso (in percentuale,
facendo la media approssimativa degli ultimi sei anni, nell’Istituto
Penitenziario Lo Russo-Cutugno, sono tra l’1,5% e il 2%, cioè poco più di un
centinaio, gli allievi che, annualmente, hanno completato percorsi con
attestazione finale, ed è un numero notevole a confronto di quello di altre case
circondariali italiane). Si deduce quindi, con evidenza, che la grande
maggioranza degli oltre novemila detenuti che, annualmente, transitano
nell’istituto torinese (su una capienza ottimale di 1020 reclusi) viene esclusa
da alcun contatto con la Scuola e, spesso, anche da qualsiasi approccio
trattamentale. Questo dato è valido, crediamo, per tutti i Centri Territoriali,
i quali non hanno elaborato, fino ad oggi, alcuna proposta educativa rivolta a
quella enorme parte di detenuti (soprattutto delle carceri di custodia
preventiva) soggetti a rotazione. Eppure questa fascia di potenziali utenti
richiederebbe, per diversi motivi (precarietà estrema della loro condizione, in
primis, la mancanza spesso totale di riferimenti non solo interni ma anche
esterni al carcere, lo stato di confusione e di incertezza, la propensione a
compiere gesti di distruttivi-autodistruttivi), che vi fosse una qualche
modalità di incontro con le Istituzioni. Invece queste persone entrano, alcune
per la prima volta, in un carcere e ne vivono gli aspetti più difficili se non
drammatici, proprio per l’abbandono – più o meno parziale – a cui sono soggetti.
In funzione di questo problema (la stragrande maggioranza dei reclusi non
coinvolti, nella fase di transito, in alcuna attività) è maturata un’ipotesi di
lavoro che (senza sostituire o eliminare il classico e tipico intervento finora
perseguito) allarga l’azione della Scuola e degli operatori interni nei
confronti dei detenuti transitanti. Esaminiamo ora la fascia dei detenuti
transitanti. La provenienza geografica e l’età sono le più disparate; i casi più
critici sono rappresentati dagli stranieri, anche al primo arresto e quindi del
tutto ignoranti delle regole formali ed informali vigenti nella comunità
carceraria, alcune volte fermati appena o da poco giunti sulla Penisola, anche
analfabeti totali in lingua italiana, sempre rinchiusi in cella (tranne per
l’aria), in quanto la loro condizione di migranti impedisce perfino di metterli
in lista d’attesa per qualche attività lavorativa, sociale, educativa. I
detenuti transitanti rappresentano in definitiva una massa enorme di persone
(almeno nelle case circondariali più grandi) il cui impatto col carcere non
prevede la presenza di un elemento importante di strutturazione del
comportamento e di alleviamento delle tensioni quale è appunto rappresentato
dalla presenza degli Operatori e della Scuola. Oggetto: l’Accoglienza si basa
sulla formazione di gruppi di sette detenuti che entrino in relazione per una
miglior conoscenza di sé e dell’ambiente in cui vivono e svolgano le attività
fisico - ginniche, in un clima di benessere e di rilassamento che abbassi le
tensioni. Le finalità dell’Accoglienza, quindi, sono determinate dallo sviluppo
psico-fisico, attraverso la comunicazione e relazione interpersonale, l’incontro
guidato con le altre componenti del mondo carcerario e le attività sportive. Il
risultato finale sono la scoperta e la crescita della motivazione allo studio o
dell’interesse a proseguire le attività culturali insieme ad una percezione di
sé e degli altri più ricca e aperta. Finalità generali: 1) la motivazione -
rimotivazione ad intraprendere un percorso di apprendimento; 2 ) la efficace e
positiva relazione con gli altri; 3) la conoscenza dell’ambiente e della
capacità di viverlo in maniera opportuna. Durata: un mese Contenuti: palestra
(tre volte la settimana); incontri con operatori (mediatore-educatore-medico-assistente
volontario-assistente sociale-agente di polizia
penitenziaria-bibliotecario-sacerdote); cineforum (una volta la settimana); uno
o due incontri con l’educazione artistica (dal disegno sui fogli alla
manipolazione della creta); uno o due incontri con la musica (dalla teoria alla
pratica elementare del canto); uno o due incontri con le scienze (argomento a
scelta); quando la classe lo consente anche incontro con la poesia o col teatro
(teoria e pratica); uno o due incontri con l’informatica di base. Metodologie:
lezioni frontali con dibattito, preparate con la somministrazione di materiale,
discusso e rielaborato dagli allievi; alla fine viene proposta dal docente una
valutazione collettiva orale dei risultati raggiunti. Organizzazione: creazione
di una Rete interna di operatori, a cui i docenti della scuola offrono le
condizioni per intervenire nei gruppi-classe, ed insieme, condurre a conclusione
l’argomento proposto, valutandone l’impatto tra i corsisti. Conclusioni: alla
fine del percorso viene rilasciato all’allievo un “Libretto scolastico” in cui
si indicano le attività scolastiche che dovrebbe affrontare e lo si allega alla
sua cartella personale. Configurazione del progetto accoglienza Il Progetto
presenta degli spezzoni “didattici” della durata complessiva di un mese (dalle
65 alle 75 ore) e ha visto impegnate, ogni mese, tre sezioni (un totale di 132
detenuti, l’adesione è di circa ottanta di essi), scelte dalla direzione. Alla
fine del mese i partecipanti vengono trasferiti alle sedi di destinazione. I
detenuti delle sezioni scelte possono partecipare alle attività della “Scuola
Accoglienza” indipendentemente dal titolo di studio e dal livello culturale: sia
l’analfabeta che il laureato possono usufruire del servizio offerto. La
partecipazione non prevede né premi in denaro né il rilascio di titoli di
studio: verrà invece certificata la partecipazione, attraverso il “libretto
personale” da consegnarsi alla fine di ogni corso mensile. L’adesione e la
partecipazione dei detenuti al percorso proposto da “Scuola Accoglienza” sono
libere e ritrattabili anche durante lo svolgimento delle attività. Il docenti
del Ctp organizzano, dopo una fase iniziale molto breve – ma fondamentale – di
incontro e informazione dei detenuti, 7 gruppi-classe (di 9-10-11, massimo
dodici persone) con i quali viene sviluppato il percorso culturale scelto. Gli
analfabeti in lingua italiana vengono riuniti insieme nello stesso gruppo e con
loro si svolge un percorso accelerato di alfabetizzazione linguistica. Durante
il mese di Accoglienza i gruppi incontrano gli operatori interni (mediatore,
agente ufficio servizi, educatore, assistente volontario, psicologo, medico,
assistente legale, sacerdote, ecc). Si viene quindi a costituire una vera e
propria Rete dell’Accoglienza, che costringe tutti coloro che ne sono coinvolti
(Area Trattamentale, Scolastica ed Area della Sicurezza) a progettare insieme, a
monitorare e a valutare alla fine i risultati del lavoro svolto. La Direzione
dell’Istituto, attraverso l’équipe degli operatoti coinvolti, mensilmente
registra progressi e difficoltà incontrate dalla Rete dell’Accoglienza e
concorda le iniziative di miglioramento. Durante il mese di Accoglienza vengono
inoltre affrontati argomenti di cultura generale, indicati dagli stessi
detenuti, partecipanti al corso (per esempio: l’alimentazione, la percezione del
tempo in carcere, le grandi religioni monoteiste, l’uso dell’atlante, la
matematica di base, tecniche di poesia elementare, ecc). Lo scopo delle attività
di cultura generale non è lo sviluppo delle competenze disciplinari ma queste
sono predisposte per promuovere nel detenuto la crescita della consapevolezza
relazionale e una migliore capacità di inserimento in un gruppo di lavoro. Altre
attività settimanali: • palestra: l’attività fisica è stata fondamentale per la
riuscita del progetto (al suo interno sono state organizzate due incontri di
calcio ogni mese); numerosi detenuti che non hanno acquisito né la
concentrazione necessaria né i ritmi di riflessione sufficienti a reggere gli
incontri quotidiani dell’Accoglienza, trovano prevalentemente nella palestra una
risposta immediata all’esigenza di esprimere un bisogno interiore, non solo
fisico; la presenza costante dell’insegnante consente non solo lo svolgimento
intelligente e mirato delle attività fisiche ma offre anche la disponibilità al
colloquio e al confronto; • partecipazione al Cineforum; • uso della biblioteca;
• conoscenza del laboratorio di informatica. Alla fine del percorso l’allievo
riceve il “libretto scolastico” che, accanto a dati anagrafici e
socio-culturali, contiene indicazioni sui bisogni formativi, durata e contenuti
del corso e frequenza dell’allievo. Questa ufficializzazione delle attività
svolte è doppiamente importante e motivante perché: - consente al detenuto di
allegare, nella sintesi dell’educatore penitenziario, un elemento di positivo
uso del tempo; - permette al detenuto di presentare, in qualsiasi sede di
destinazione, un quadro di riferimento utile alla Scuola per programmare
l’inserimento. In ogni caso, per l’Area Trattamentale, per la Direzione e per la
Sorveglianza sarà importante valutare, accanto agli obiettivi strettamente
pedagogici, un calo delle tensioni relazionali e una migliore vivibilità
all’interno delle sezioni, come riscontro dell’azione formativa intrapresa nel
Progetto Accoglienza. L’Area Trattamentale dell’Istituto Penitenziario ha
concordato con la Scuola le formulazioni contenute nel “libretto scolastico”.
Quale sviluppo del progetto accoglienza Si sottolinea che le attese degli
allievi risultano estremamente diversificate. Riuscire a soddisfare il maggior
numero di richieste è possibile se si “tarano” e si adattano le finalità ma
soprattutto i microobiettivi del corso al contesto in cui si opera; è comunque
fondamentale ripetere che non viene preso in considerazione l’obbiettivo dello
sviluppo delle competenze disciplinari. Infatti l’uso di materiale modulare e
dello stesso insegnamento alfabetico (per i detenuti analfabeti in lingua
italiana) è visto nell’ottica dello sviluppo di abilità trasversali quali la
relazione del sé con gli altri e la comunicazione e la conoscenza del contesto,
classiche competenze trasversali. L’accoglienza diventa soprattutto il luogo in
cui gli operatori del Trattamento, della Sorveglianza e della Scuola si
organizzano tra loro e si pongono nell’atto di “ascoltare” il singolo (non
soltanto la classe), senza pregiudizi, e così, attraverso un significativo
rapporto umano, quando riusciamo a realizzarlo (non è scontato), danno il senso
a tutti i momenti di questa esperienza. Usufruiscono del servizio circa 80 - 85
persone ogni mese (la durata del servizio viene anche definita Rotazione) su 132
detenuti a cui il servizio è rivolto (vedi tab.). Per l’anno scolastico 2003/04
– nell’Istituto “Lo Russo - Cutugno” si sono tenute cinque Accoglienze (sempre
della durata di un mese ciascuna); esse hanno riguardato un’ utenza potenziale
di 330 detenuti (corrispondenti a sette sezioni e mezzo) e sono state
concretamente utilizzate, in maniera certo differenziata, da circa 235 corsisti.
Il numero degli stranieri e le fasce di età sono variabili, estremamente
casuali, e non danno particolari indicazioni progettuali. È invece da tener
presente che in ogni Accoglienza è stato necessario predisporre la classe per i
non parlanti la lingua italiana e che circa il 70-80 % dei partecipanti era
privo del titolo di studio della scuola dell’obbligo. L’attenzione del Ministero
dell’Istruzione al progetto Accoglienza ha consentito per l’anno scolastico
2004-05 un aumento dell’organico di tre docenti che attualmente sono sette (in
attesa di un ottavo, da parte del Ctp). Sarebbe auspicabile, quale logico e
completo sviluppo del progetto, riuscire a promuovere una rete fra gli Istituti
Penitenziari piemontesi, in grado di accogliere, durante l’intero anno
scolastico, con un’offerta formativa adeguata, i detenuti che fruiscono del
progetto Accoglienza. In tal senso il Provveditorato Regionale ha già iniziato
ad attivarsi, sensibilizzando le Direzioni degli Istituti piemontesi e
sollecitandone l’attenzione soprattutto rispetto ai libretti scolastici
(consegnati ai detenuti partecipanti all’Accoglienza). I corsi scolastici Totale
Ottima frequenza Intermedia Insufficiente Detenuti iscritti (tre quarti del
totale orario) (un quarto del totale orario) Anno 2004 234 corsisti 114 104 16
Media delle ore di partecipazione del singolo corsista Ore 72 Totale ore fornite
dai docenti (in una Accoglienza) Ore 288 Totale ore fornite dai docenti (in
cinque Accoglienze) Ore 1440 Livello ottimo Livello Intermedio Insufficiente
Percentuale frequenza Anno 2003-04 Circa il 48% Circa il 44% Circa il 6%
PERCORSI CONSIGLIATI agli allievi per il proseguimento degli studi nelle sedi di
destinazione Elementare Media Formazione Prof. Media Superiore Altro 58 (26%) 72
(32%) 39 (15%) 15 (6%) 48 (21%) NAZIONALITÀ Italiani 28% Stranieri 72% Chi
usufruisce del servizio Con una rotazione (in un mese) Con sette rotazioni (in
un anno) Numero di utenti a cui è rivolto il servizio Accoglienza 132 924 Numero
di utenti che usufruiscono del servizio Accoglienza 85 circa 600 circa Dati
conseguiti alla fine Con quattro rotazioni terminate del mese di febbraio 2005
(su sette previste entro il giugno 2005) Numero di utenti a cui è stato rivolto
il servizio Accoglienza 528 detenuti Numero di utenti che hanno usufruito del
servizio Accoglienza 340 detenuti «Attraverso le attività interpersonali si
sviluppano le caratteristiche psico-fisiche del detenuto»