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| Due esempi:
Milano e Torino |
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Con il Progetto “Accoglienza” gli istituti
San Vittore e Lo Russo-Cutugno
intendono rafforzare il delicato servizio
“nuovi giunti” e l’intervento scolastico
per una migliore qualità della vita del detenuto |
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Progetto “Accoglienza” - casa circondariale
di Milano - San Vittore |
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Il Progetto “Accoglienza”,
attivato nella casa circondariale di Milano San Vittore, è rivolto a
rafforzare gli interventi già previsti dal servizio “nuovi giunti”. Il
servizio, attivato dal 1987, è rivolto a coloro che, indipendentemente
dalla posizione giuridica e da precorse carcerazioni, fanno ingresso in
carcere.
Il Progetto “Accoglienza” ha l’obiettivo di mettere in atto azioni
positive che possano migliorare la qualità della vita e della permanenza
in carcere.
***
Il servizio nuovi giunti, istituito nel 1987, è rivolto a un momento
critico della carcerazione: l’ingresso in carcere ha, infatti, un
impatto di alto spessore emotivo su tutte le persone che solcano le
porte della prigione, e, in particolare, per soggetti instabili e con
disagi sul piano personale e psicologico.
I comportamenti autoaggressivi, fino ad arrivare al gesto estremo del
suicidio, raggiungono indici preoccupanti, soprattutto nella prima fase
di detenzione.
L’arresto e la carcerazione amplificano i problemi personali (difficoltà
relazionali con il proprio nucleo familiare, conseguenze negative sul
versante del lavoro), con un sovraccarico di tensioni emotive legate al
contesto carcerario.
In questi anni si è operato con la consapevolezza che se non risulta
possibile eliminare il peso emotivo del carcere, certamente è possibile
lavorare perché “si riduca il danno”.
Questa delicata operazione ha visto coinvolti sia operatori penitenziari
sia, ed in modo consistente, il mondo del privato sociale, che da anni
promuove azioni di sostegno in questo istituto.
Il progetto “Accoglienza” incentra la sua attenzione sui detenuti “nuovi
giunti” e si pone come obiettivi di mettere in atto azioni positive che
possano migliorare la qualità della vita e della permanenza in carcere.
Ingresso detenuto, nuovo giunto
Nella fascia oraria 18.00/7.00, in cui la cucina detenuti risulta non
funzionante, il personale della cucina provvederà, giornalmente, a
preparare “sacchetti da viaggio” (acqua, pane, frutta non deperibile,
formaggini: comunque generi alimentari di lunga conservazione) da
consegnare in numero adeguato (non meno di 20 pezzi alla sezione
maschile ed il martedì 30, salvo diverse indicazioni del responsabile
dell’Ufficio Matricola), all’Ufficio Matricola, che avrà cura di
distribuirlo ai detenuti nuovi giunti.
Resta inteso che il personale della cucina, giornalmente, provvederà
inoltre al ricambio dei generi alimentari deperiti (pane).
A tutti i detenuti che fanno ingresso a San Vittore, a cura del
personale addetto al magazzino, verrà consegnato tutto il materiale di
casermaggio previsto: copia della distinta, opportunamente compilata
nelle sue parti, verrà allegata al cartellino che segue il detenuto nel
suo percorso detentivo.
La stessa distinta potrà essere utilizzata al momento della dimissione o
del trasferimento dall’Istituto per controllare, sotto la diretta
responsabilità dell’ispettore di sorveglianza, che avvenga la corretta
riconsegna da parte dello stesso del materiale a lui assegnato.
Nel turno notturno si raccomanda che sia approntata una riserva di 30
confezioni a cui il personale operante nella notte potrà ricorrere
all’occorrenza.
Inoltre a tutti i detenuti verrà consegnato, unitamente al materiale di
casermaggio, sempre dal personale addetto, il “kit di sopravvivenza “,
che le associazioni “City Angels” e “Incontro e Presenza” faranno
pervenire al magazzino/detenuti con cadenza mensile/quindicinale ed in
numero adeguato, ricevendo apposita distinta.
Inoltre si dispone che i detenuti nuovi giunti, salvo diversa
indicazione del medico, possano effettuare la doccia in reparto.
Per i detenuti che entrano nella fascia oraria 24.00/7.00, i capi
reparto avranno cura di consentire loro la effettuazione della doccia
alla ripresa delle attività mattutine.
Si da incarico all’ispettore di sorveglianza di controllare che si
rispetti puntualmente quanto sopra disposto.
Presidio socio-assistenziale
Dal 1 settembre 2003 si istituisce il presidio socio – assistenziale,
che affiancherà gli operatori del servizio “Nuovi giunti” e vedrà la
partecipazione delle associazioni di volontariato presenti in carcere
“Sesta Opera”, “Incontro e Presenza”, che operano nel settore del
sostegno morale e materiale di detenuti disagiati e “City Angels”,
attivi nell’area della emergenza, con particolare riferimento al mondo
degli stranieri).
In più, il servizio, in una prospettiva di progressivo coinvolgimento in
compiti di animazione ed assistenza (art. 71 reg. esec.), si avvarrà
della cooperazione dei detenuti già inseriti all’interno del “progetto
dignità” (associazione Incontro e Presenza) per quanto concerne la
distribuzione del vestiario.
Si tratta di un presidio permanente, un centro di ascolto, gestito dai
volontari delle associazioni, che già operano a San Vittore. L’obiettivo
è quello di rispondere alle mille emergenze di cui sono portatori i
nuovi giunti, piccoli o grandi bisogni che si ingigantiscono
pericolosamente nella grande cassa di risonanza che è il carcere ed al
bisogno di essere ascoltati, una sorta di “luogo della compassione e
comprensione ed anche di informazione”.
L’intervento si orienta a:
• Sostegno morale
• Interventi collegati a problemi d’ordine familiare (comunicazione a
familiari) o alloggiativi (indumenti, animali lasciati a casa, controllo
luce gas, pagamento bollette) o personali (ritiro pensione, pratiche di
invalidità sospese, ecc.) o esigenze di ordine economico o lavorativo
(rapporti con il datore di lavoro, ecc.)
• Bisogni materiali e di prima necessità (vestiario, materiale igienico,
ecc.)
Modalità organizzative del servizio
Una copia del mattinale verrà consegnata giornalmente dall’Ispettore di
sorveglianza all’operatore del servizio.
Si dispone perciò che il responsabile dell’Ufficio ubicazione (sezione
maschile) faccia pervenire una copia in più del mattinale alla rotonda.
Per la sezione femminile gli operatori faranno riferimento al capo
reparto o a chi ne fa le veci.
Tutti i detenuti nuovi giunti (si escludono i provenienti da altri
istituti, salvo casi eccezionali) sono i destinatari di questo
intervento: gli operatori del presidio debbono perciò essere messi in
condizione di effettuare colloqui con tutti i detenuti nuovi giunti,
anche ricorrendo all’apporto professionale dei mediatori
linguistico-culturali dei “City Angels”.
I colloqui avverranno nei reparti, ove sono ubicati i detenuti nuovi
giunti, presso lo spazio colloqui della sezione maschile e femminile.
Nel caso l’operatore, poi, ravvisi il bisogno di vestiario, ne segnalerà
il nominativo ai detenuti del “progetto dignità”, i quali annoteranno
l’intervento su un apposito registro.
Il servizio sarà attivo tutti i giorni della settimana in fasce orarie
prestabilite (8.00/10.00 e 17.00/19.30).
Nel caso in cui l’operatore ravvisi la necessità o l’opportunità di un
particolare o tempestivo intervento, potrà segnalare il caso o alla
direzione o all’Ispettore di sorveglianza o all’ufficio educatori.
Si raccomanda, infine, che gli operatori del presidio, nella loro
azione di sostegno, si muovano nel rispetto della persona e in accordo
con le norme penitenziarie e in stretto contatto con gli operatori
penitenziari.
Progetto “Accoglienza” – casa circondariale
di Torino lo russo-Cutugno
Il Progetto “Accoglienza”, elaborato dall’Area Trattamentale della C.C.
“Lo russo - Cutugno” insieme ai docenti del Centro Territoriale
Permanente, che operano all’interno dell’Istituto, è stato attivato per
la prima volta per l’anno scolastico 2003-2004 e confermato per l’anno
2005.
Se esaminiamo la consolidata tradizione di lavoro delle Scuole che
operano negli Istituti Penitenziari, in genere notiamo come, fin
dall’inizio dell’anno scolastico, si verifichi l’avvio dell’ intervento
didattico, il quale prevede, a conclusione di un ciclo temporale in
genere annuale, il riconoscimento – attraverso certificazioni e licenze –
dei percorsi intrapresi. L’intervento didattico “classico” viene
promosso per svolgere un percorso di insegnamento-apprendimento, rivolto
ad un numero di allievi proporzionato alle finalità dello stesso
percorso (in percentuale, facendo la media approssimativa degli ultimi
sei anni, nell’Istituto Penitenziario Lo Russo-Cutugno, sono tra l’1,5% e
il 2%, cioè poco più di un centinaio, gli allievi che, annualmente,
hanno completato percorsi con attestazione finale, ed è un numero
notevole a confronto di quello di altre case circondariali italiane).
Si deduce quindi, con evidenza, che la grande maggioranza degli oltre
novemila detenuti che, annualmente, transitano nell’istituto torinese
(su una capienza ottimale di 1020 reclusi) viene esclusa da alcun
contatto con la Scuola e, spesso, anche da qualsiasi approccio
trattamentale. Questo dato è valido, crediamo, per tutti i Centri
Territoriali, i quali non hanno elaborato, fino ad oggi, alcuna proposta
educativa rivolta a quella enorme parte di detenuti (soprattutto delle
carceri di custodia preventiva) soggetti a rotazione. Eppure questa
fascia di potenziali utenti richiederebbe, per diversi motivi
(precarietà estrema della loro condizione, in primis, la mancanza spesso
totale di riferimenti non solo interni ma anche esterni al carcere, lo
stato di confusione e di incertezza, la propensione a compiere gesti di
distruttivi-autodistruttivi), che vi fosse una qualche modalità di
incontro con le Istituzioni. Invece queste persone entrano, alcune per
la prima volta, in un carcere e ne vivono gli aspetti più difficili se
non drammatici, proprio per l’abbandono – più o meno parziale – a cui
sono soggetti.
In funzione di questo problema (la stragrande maggioranza dei reclusi
non coinvolti, nella fase di transito, in alcuna attività) è maturata
un’ipotesi di lavoro che (senza sostituire o eliminare il classico e
tipico intervento finora perseguito) allarga l’azione della Scuola e
degli operatori interni nei confronti dei detenuti transitanti.
Esaminiamo ora la fascia dei detenuti transitanti. La provenienza
geografica e l’età sono le più disparate; i casi più critici sono
rappresentati dagli stranieri, anche al primo arresto e quindi del tutto
ignoranti delle regole formali ed informali vigenti nella comunità
carceraria, alcune volte fermati appena o da poco giunti sulla Penisola,
anche analfabeti totali in lingua italiana, sempre rinchiusi in cella
(tranne per l’aria), in quanto la loro condizione di migranti impedisce
perfino di metterli in lista d’attesa per qualche attività lavorativa,
sociale, educativa. I detenuti transitanti rappresentano in definitiva
una massa enorme di persone (almeno nelle case circondariali più grandi)
il cui impatto col carcere non prevede la presenza di un elemento
importante di strutturazione del comportamento e di alleviamento delle
tensioni quale è appunto rappresentato dalla presenza degli Operatori e
della Scuola.
Oggetto: l’Accoglienza si basa sulla formazione di gruppi di sette
detenuti che entrino in relazione per una miglior conoscenza di sé e
dell’ambiente in cui vivono e svolgano le attività fisico - ginniche, in
un clima di benessere e di rilassamento che abbassi le tensioni. Le
finalità dell’Accoglienza, quindi, sono determinate dallo sviluppo
psico-fisico, attraverso la comunicazione e relazione interpersonale,
l’incontro guidato con le altre componenti del mondo carcerario e le
attività sportive. Il risultato finale sono la scoperta e la crescita
della motivazione allo studio o dell’interesse a proseguire le attività
culturali insieme ad una percezione di sé e degli altri più ricca e
aperta.
Finalità generali: 1) la motivazione - rimotivazione ad intraprendere
un percorso di apprendimento; 2 ) la efficace e positiva relazione con
gli altri; 3) la conoscenza dell’ambiente e della capacità di viverlo in
maniera opportuna.
Durata: un mese
Contenuti: palestra (tre volte la settimana); incontri con operatori
(mediatore-educatore-medico-assistente volontario-assistente
sociale-agente di polizia penitenziaria-bibliotecario-sacerdote);
cineforum (una volta la settimana); uno o due incontri con l’educazione
artistica (dal disegno sui fogli alla manipolazione della creta); uno o
due incontri con la musica (dalla teoria alla pratica elementare del
canto); uno o due incontri con le scienze (argomento a scelta); quando
la classe lo consente anche incontro con la poesia o col teatro (teoria e
pratica); uno o due incontri con l’informatica di base.
Metodologie: lezioni frontali con dibattito, preparate con la
somministrazione di materiale, discusso e rielaborato dagli allievi;
alla fine viene proposta dal docente una valutazione collettiva orale
dei risultati raggiunti.
Organizzazione: creazione di una Rete interna di operatori, a cui i
docenti della scuola offrono le condizioni per intervenire nei
gruppi-classe, ed insieme, condurre a conclusione l’argomento proposto,
valutandone l’impatto tra i corsisti.
Conclusioni: alla fine del percorso viene rilasciato all’allievo un
“Libretto scolastico” in cui si indicano le attività scolastiche che
dovrebbe affrontare e lo si allega alla sua cartella personale.
Configurazione del progetto accoglienza
Il Progetto presenta degli spezzoni “didattici” della durata complessiva
di un mese (dalle 65 alle 75 ore) e ha visto impegnate, ogni mese, tre
sezioni (un totale di 132 detenuti, l’adesione è di circa ottanta di
essi), scelte dalla direzione. Alla fine del mese i partecipanti vengono
trasferiti alle sedi di destinazione.
I detenuti delle sezioni scelte possono partecipare alle attività della
“Scuola Accoglienza” indipendentemente dal titolo di studio e dal
livello culturale: sia l’analfabeta che il laureato possono usufruire
del servizio offerto. La partecipazione non prevede né premi in denaro
né il rilascio di titoli di studio: verrà invece certificata la
partecipazione, attraverso il “libretto personale” da consegnarsi alla
fine di ogni corso mensile.
L’adesione e la partecipazione dei detenuti al percorso proposto da
“Scuola Accoglienza” sono libere e ritrattabili anche durante lo
svolgimento delle attività.
Il docenti del Ctp organizzano, dopo una fase iniziale molto breve – ma
fondamentale – di incontro e informazione dei detenuti, 7 gruppi-classe
(di 9-10-11, massimo dodici persone) con i quali viene sviluppato il
percorso culturale scelto. Gli analfabeti in lingua italiana vengono
riuniti insieme nello stesso gruppo e con loro si svolge un percorso
accelerato di alfabetizzazione linguistica.
Durante il mese di Accoglienza i gruppi incontrano gli operatori interni
(mediatore, agente ufficio servizi, educatore, assistente volontario,
psicologo, medico, assistente legale, sacerdote, ecc). Si viene quindi a
costituire una vera e propria Rete dell’Accoglienza, che costringe
tutti coloro che ne sono coinvolti (Area Trattamentale, Scolastica ed
Area della Sicurezza) a progettare insieme, a monitorare e a valutare
alla fine i risultati del lavoro svolto.
La Direzione dell’Istituto, attraverso l’équipe degli operatoti
coinvolti, mensilmente registra progressi e difficoltà incontrate dalla
Rete dell’Accoglienza e concorda le iniziative di miglioramento.
Durante il mese di Accoglienza vengono inoltre affrontati argomenti di
cultura generale, indicati dagli stessi detenuti, partecipanti al corso
(per esempio: l’alimentazione, la percezione del tempo in carcere, le
grandi religioni monoteiste, l’uso dell’atlante, la matematica di base,
tecniche di poesia elementare, ecc). Lo scopo delle attività di cultura
generale non è lo sviluppo delle competenze disciplinari ma queste sono
predisposte per promuovere nel detenuto la crescita della consapevolezza
relazionale e una migliore capacità di inserimento in un gruppo di
lavoro.
Altre attività settimanali:
• palestra: l’attività fisica è stata fondamentale per la riuscita del
progetto (al suo interno sono state organizzate due incontri di calcio
ogni mese); numerosi detenuti che non hanno acquisito né la
concentrazione necessaria né i ritmi di riflessione sufficienti a
reggere gli incontri quotidiani dell’Accoglienza, trovano
prevalentemente nella palestra una risposta immediata all’esigenza di
esprimere un bisogno interiore, non solo fisico; la presenza costante
dell’insegnante consente non solo lo svolgimento intelligente e mirato
delle attività fisiche ma offre anche la disponibilità al colloquio e al
confronto;
• partecipazione al Cineforum;
• uso della biblioteca;
• conoscenza del laboratorio di informatica.
Alla fine del percorso l’allievo riceve il “libretto scolastico” che,
accanto a dati anagrafici e socio-culturali, contiene indicazioni sui
bisogni formativi, durata e contenuti del corso e frequenza
dell’allievo. Questa ufficializzazione delle attività svolte è
doppiamente importante e motivante perché:
- consente al detenuto di allegare, nella sintesi dell’educatore
penitenziario, un elemento di positivo uso del tempo;
- permette al detenuto di presentare, in qualsiasi sede di destinazione,
un quadro di riferimento utile alla Scuola per programmare
l’inserimento.
In ogni caso, per l’Area Trattamentale, per la Direzione e per la
Sorveglianza sarà importante valutare, accanto agli obiettivi
strettamente pedagogici, un calo delle tensioni relazionali e una
migliore vivibilità all’interno delle sezioni, come riscontro
dell’azione formativa intrapresa nel Progetto Accoglienza.
L’Area Trattamentale dell’Istituto Penitenziario ha concordato con la
Scuola le formulazioni contenute nel “libretto scolastico”.
Quale sviluppo del progetto accoglienza
Si sottolinea che le attese degli allievi risultano estremamente
diversificate. Riuscire a soddisfare il maggior numero di richieste è
possibile se si “tarano” e si adattano le finalità ma soprattutto i
microobiettivi del corso al contesto in cui si opera; è comunque
fondamentale ripetere che non viene preso in considerazione l’obbiettivo
dello sviluppo delle competenze disciplinari. Infatti l’uso di
materiale modulare e dello stesso insegnamento alfabetico (per i
detenuti analfabeti in lingua italiana) è visto nell’ottica dello
sviluppo di abilità trasversali quali la relazione del sé con gli altri e
la comunicazione e la conoscenza del contesto, classiche competenze
trasversali. L’accoglienza diventa soprattutto il luogo in cui gli
operatori del Trattamento, della Sorveglianza e della Scuola si
organizzano tra loro e si pongono nell’atto di “ascoltare” il singolo
(non soltanto la classe), senza pregiudizi, e così, attraverso un
significativo rapporto umano, quando riusciamo a realizzarlo (non è
scontato), danno il senso a tutti i momenti di questa esperienza.
Usufruiscono del servizio circa 80 - 85 persone ogni mese (la durata del
servizio viene anche definita Rotazione) su 132 detenuti a cui il
servizio è rivolto (vedi tab.).
Per l’anno scolastico 2003/04 – nell’Istituto “Lo Russo - Cutugno” si
sono tenute cinque Accoglienze (sempre della durata di un mese
ciascuna); esse hanno riguardato un’ utenza potenziale di 330 detenuti
(corrispondenti a sette sezioni e mezzo) e sono state concretamente
utilizzate, in maniera certo differenziata, da circa 235 corsisti. Il
numero degli stranieri e le fasce di età sono variabili, estremamente
casuali, e non danno particolari indicazioni progettuali. È invece da
tener presente che in ogni Accoglienza è stato necessario predisporre la
classe per i non parlanti la lingua italiana e che circa il 70-80 % dei
partecipanti era privo del titolo di studio della scuola dell’obbligo.
L’attenzione del Ministero dell’Istruzione al progetto Accoglienza ha
consentito per l’anno scolastico 2004-05 un aumento dell’organico di tre
docenti che attualmente sono sette (in attesa di un ottavo, da parte
del Ctp).
Sarebbe auspicabile, quale logico e completo sviluppo del progetto,
riuscire a promuovere una rete fra gli Istituti Penitenziari piemontesi,
in grado di accogliere, durante l’intero anno scolastico, con
un’offerta formativa adeguata, i detenuti che fruiscono del progetto
Accoglienza.
In tal senso il Provveditorato Regionale ha già iniziato ad attivarsi,
sensibilizzando le Direzioni degli Istituti piemontesi e sollecitandone
l’attenzione soprattutto rispetto ai libretti scolastici (consegnati ai
detenuti partecipanti all’Accoglienza).
I corsi scolastici
Totale Ottima frequenza Intermedia Insufficiente
Detenuti iscritti (tre quarti del totale orario) (un quarto del totale
orario)
Anno 2004 234 corsisti 114 104 16
Media delle ore di partecipazione del singolo corsista Ore 72
Totale ore fornite dai docenti (in una Accoglienza) Ore 288
Totale ore fornite dai docenti (in cinque Accoglienze) Ore 1440
Livello ottimo Livello Intermedio Insufficiente
Percentuale frequenza
Anno 2003-04 Circa il 48% Circa il 44% Circa il 6%
PERCORSI CONSIGLIATI agli allievi per il proseguimento degli studi nelle
sedi di destinazione
Elementare Media Formazione Prof. Media Superiore Altro
58 (26%) 72 (32%) 39 (15%) 15 (6%) 48 (21%)
NAZIONALITÀ
Italiani 28% Stranieri 72%
Chi usufruisce del servizio
Con una rotazione (in un mese) Con sette rotazioni (in un anno)
Numero di utenti a cui è rivolto il servizio Accoglienza 132 924
Numero di utenti che usufruiscono del servizio Accoglienza 85 circa 600
circa
Dati conseguiti alla fine Con quattro rotazioni terminate
del mese di febbraio 2005 (su sette previste entro il giugno 2005)
Numero di utenti a cui è stato rivolto il servizio Accoglienza 528
detenuti
Numero di utenti che hanno usufruito del servizio Accoglienza 340
detenuti
«Attraverso le attività interpersonali
si sviluppano le caratteristiche
psico-fisiche del detenuto»
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